L’Epopea di Gilgamesh

Autore: Time of Gods  |  Categoria: Storia Antica
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La prima domanda che mi sono posto quando ho iniziato a leggere “L’ Epopea di Gilgamesh” è stata: “Chi è costui ?”.
Ebbene, iniziamo proprio da qui… la parola Gilgamèsh è un epiteto e significa MESH-GILGA, ovvero “Il Messia che ritorna sulla Terra ciclicamente“. Deriva dal termine aramaico-accadico MSH (Messia) e dal termine aramaico GLGL (Ruota).
Tramite Gilgamesh e la sua epopea (arrivata fino ai nostri tempi grazie a numerose tavolette di argilla scritte in epoca molto remota) riusciamo a dare una risposta ad alcuni eventi rimasti irrisolti nel corso della storia antica, ma soprattutto troviamo risposta ad un importante quesito:Cos’è la Morte ?“.

E’ vero…..non possiamo non ricordare che l’Epopea di Gilgamesh parla anche del Diluvio Universale…anzi, forse è proprio grazie a questo evento che Gilgamesh è diventato “popolare”.
Il racconto è riportato all’interno dell’undicesima tavoletta che apparteneva alla Biblioteca del re Assurbanipal a Ninive. Attualmente questa tavoletta si trova nel Museo Archeologico ed Epigrafico di Filadelfia.
Potrei parlarvi proprio di questo evento, ma ritengo invece molto più importante focalizzare la nostra attenzione su un’altra parte del dialogo tra Gilgamesh e Utnapishtim (che significa “La più alta tra le anime“).
Prima di iniziare la nostra lettura, vorrei infine ricordarvi che molti studiosi sono convinti che Utnapishtim non sia altro che l’epiteto di Noè, il fratello del padre di Gilgamesh, ovvero suo zio.

Ecco un frammento della seconda parte dell’Epopea di Gilgamesh (fonte: “L’Epopea di Gilgamesh” – Mario Pincherle – Filelfo):

UTNAPISHTIM (Rivolgendosi a Gilgamesh):  ”Sei, come me, immortale, e lo sai bene.
Non hai bisogno di trovare la Vita Eterna. E’ già tua, la possiedi. Hai già scoperto di essere un Dio perchè sai tutto. Tu sei qui per capire quale assurdo miraggio del pensiero ha spinto l’uomo, eterno come noi, a ritenersi effimero e mortale…”.
GILGAMESH: “E’ così, padre mio! Tu solo mi puoi dire da dove nasce questo errore e come può essere annullato. [...]“.
UTNAPISHTIM: “Ti voglio rivelare come, dal nulla, è nato questo errore. Tu sai che il nulla non esiste e nulla è eterno sulla terra. Ogni città, ogni casa in polvere si perde, nei millenni. Ogni fatto finisce. Ogni contratto ha un termine preciso.
Ma il verme, rinchiuso nel suo bozzolo di seta, quando esce, rinasce in colorata farfalla che felice si espande nella verità del sole. La morte è solo un sonno, e dentro il sonno, il sogno di una morte dipinta: chi è nato, vivo resta, anche se dorme una notte o un millennio.
Il corpo che non serve si tramuta in farfalla. Nel fare ciò in me e in te, figliolo, il vuoto di coscienza si è annullato. [...]
Noi due sappiamo: siamo eterni, ma gli altri non lo sanno. Tu vuoi che tutti sappiano annullare il vuoto di coscienza. Vuoi che la Morte non esista perchè sai che non è nel Creato.”

Già da questi primi versi si capisce che la Morte non esiste perchè non è contemplata nel Creato….Qui mi è subito venuto in mente il postulato fondamentale di Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma“.
Ma continuiamo nella lettura.


UTNAPISHTIM (Rivolgendosi a Gilgamesh):  ”[...] Come è nato l’errore ? Tenta la prova: il segreto è nel sonno. Tu non hai che da vincere l’inganno del sonno sette notti e sei giorni, allacciando tutti i fili del ‘prima’ a quei fili spezzati che ti ritrovi, interroganti, intorno, dopo il risveglio”.

A questo punto Gilgamesh si addormenta mentre Utnapishtim stava per finire il suo discorso.

UTNAPISHTIM: “[...] Vuole che l’uomo scopra il gran segreto della vita eterna e lui non sa resistere ad un breve, piccolo sonno! Ecco l’errore umano: è il sonno che li inganna e li fa ingannatori. Quando si sveglierà, se tu gli parli, ti negherà di aver dormito.”

A questo punto Utnapishtim chiede alla sua sposa di cuocere ogni giorno una pagnotta di pane e di porla vicino al capo di Gilgamesh. Le pagnotte di pane diverranno dure e secche giorno dopo giorno…in questo modo Gilgamesh, al suo risveglio, potrà constatare la durata del suo sonno.
Dopo alcuni giorni, Gilgamesh venne svegliato, alzò la testa, vide le pagnotte di pane secche ed ammuffite ed allora si rese conto di aver dormito per sei giorni e sette notti.

UTNAPISHTIM: “[...] La Morte è un lungo sonno ed il sonno notturno è morte breve, e questo sonno così breve, un tempo ingannava gli umani che, al risveglio, non pensavano più d’esser gli stessi del giorno precedente. [...] Io, tu siamo sempre esistiti.
Chi è vivo, vivo resta.
Tu ti disfi del corpo che non serve, come un serpente butta la sua pelle, e ne indossi uno nuovo.
Nel fare ciò, se annulli il vuoto di coscienza la Morte è vinta…”

“Annullare il vuoto di coscienza”, che significa “esser svegli quando si dorme”, ovvero il controllo del proprio IO (Viaggio Astrale).
Noi lasceremo indietro il nostro corpo terreno per fonderci nuovamente con il Cosmo, questa fusione stabile e perfetta di energia cosmica porterà ad una fine, ma soprattutto ad un nuovo inizio…così la Morte sarà vinta.

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4 Commenti a “L’Epopea di Gilgamesh”

  1. Nexso dice:

    Che versione dell’epopea è questa che avete citato?

  2. Time of Gods dice:

    @Nexso: come riportato anche all’interno dell’articolo si tratta del libro “L’Epopea di Gilgamèsh” di Mario Pincherle, Ed. Filelfo, Versione lirica parafrasata. Maggiori info qui: http://www.mariopincherle.com/bibliografia.html

  3. Nexso dice:

    @timeofgods Grazie tante…anche se in ritardo.

  4. Zheleza dice:

    Grazie mille.. Bellissimo articolo ;)

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